Editorialisti

29 Gennaio 2021

La nuova televisione al giro di BOA

Linda Parrinello

L’assunto è certo: causa pandemia gli ascolti sono cresciuti e la pubblicità è diminuita. Ergo, mentre la tv funziona meglio e avrebbe bisogno di più carburante, ha meno risorse per alimentarsi. Almeno questo vale per gli operatori commerciali, ovvero ormai per tutti eccetto Netflix, Amazon Prime e Disney+. Eppure, in un disastrato 2020 la tv si è confermata il companion media per eccellenza, tra lineare e non lineare. E non è una semplice sensazione, a dirlo sono le elaborazioni del leader tra i centri media: GroupM Italia (cfr. articolo a pag. 42).

 

Da qui si riparte per riguadagnare terreno, anzi la risalita è già iniziata, e per riconquistare parte dei ricavi adv persi per strada. Si tratterà di un’arrampicata lenta, perché il 2021 non sarà l’anno del totale recupero, e per ItMedia Consulting non lo sarà neanche il 2022; ci vorrà un lasso di tempo più ampio, quanto dipenderà oltre che dalle contingenze economiche e sanitarie del Paese (immunizzazione della popolazione in primis), da come sapranno e potranno reagire i singoli operatori.

 

Certo ognuno farà storia a sé, ma il traguardo sarà comune: adoperarsi per la digitalizzazione in rete delle audience e poter così aspirare a competere quasi ad armi pari con la profilazione dell’advertising che gli ott hanno saputo assicurare a inserzionisti medi e piccoli, sottraendo ampie risorse alle tv. L’appuntamento è a giugno 2022, con lo switch-off Dvb-T2, ma le manovre di avvicinamento non procedono per il meglio.

 

Tutt’altro (cfr. articolo a pag. 34). Proprio a questo vitale giro di boa dedichiamo il primo numero del nuovo anno di Tivù, facendo il punto sulle nuove offerte di Advance Advertising sviluppate dalle concessionarie, per veicolare formati innovativi sugli schermi diffusi, ed estendere la reach; per segnalare i rallentamenti verso lo switch-off, e raccontare il fatto e il da farsi delle sales unit italiane. Proprio dalla platea di italiani che ormai si connettono ogni giorno con più di un device, e che guardano settimanalmente contenuti video in streaming, in virtù di un’alfabetizzazione digitale che ha fatto scalare all’Italia ben sette posizioni all’interno del Digital Economy & Society Index, nonché dalla possibilità per gli inserzionisti tv di pianificare spot sempre più mirati sul singolo utente, potrà nascere quella che viene già nominata come Nuova Televisione.

 

Gli esperti dicono che entro 10 anni tv e digital saranno una cosa sola. Quindi, ancora una volta – come è accaduto a più riprese anche nell’ultimo decennio – la televisione si trova ad affrontare già adesso un processo evolutivo profondo, che le darà una nuova identità. Siamo all’ennesima, e certamente non ultima, sfida che attende il mezzo televisivo, che da piccolo sta diventando uno schermo sempre più grande e trasversale di contenuti e tecnologie. Quindi, se la tv vorrà guadagnare terreno e tenere il passo con la concorrenza del digital, è proprio in questo lasso di tempo che ci divide dalla fatidica data del giugno 2022 che dovrà accelerare.

Linda Parrinello

In Editoriale Duesse da: non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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