22 Ottobre 2020  11:14

Silvana Angeletti: “L’Italia può essere al centro di una ripartenza fondata sulla sostanza”

Redazione web
Silvana Angeletti: “L’Italia può essere al centro di una ripartenza fondata sulla sostanza”

Insieme a Daniele Ruzza è titolare dello studio Angeletti Studio Design. A e-duesse racconta il suo punto di vista sul Salone, l'affermazione di Boeri, e un pensiero sullo scenario futuro

  • Perplessità e timori aleggiano sul prossimo appuntamento con la design week milanese: Stefano Boeri, Presidente della Triennale, ha affermato “inventiamoci un Salone all’aperto”. Ritiene che sia una provocazione per portare l’argomento al centro del dibattito o una proposta concreta?

Risponde Silvana Angeletti per lo studio Angeletti Ruzza Design.

Secondo me la proposta di Boeri non è una provocazione, ma un valido punto di partenza per cominciare a ragionare su come sarà possibile un incontro reale, fisico, tra le persone, le aziende e i prodotti. Fare la fiera all’aperto, mettendo al centro il prodotto, più che il racconto, è molto interessante e anche sostenibile per il pianeta. Pensiamo a quanto materiale e tempo e costi si risparmierebbero, invece che allestire stand costosissimi che dopo sei giorni si buttano via, le aziende potrebbero mostrare il frutto del loro lavoro mettendo al centro il prodotto. L’Italia può e deve essere al centro di una ripartenza che si basa sulla sostanza, sulla forza delle idee, sulla creatività, sul saper fare e sulla genialità dell’improvvisazione da intendere in maniera positiva come capacità di tenere la scena, non abbattersi, ma offrire sempre, grazie alla naturalezza insita nel nostro DNA, una soluzione forte e concreta. Nonostante le mille difficoltà in cui versiamo come paese, abbiamo il nostro stile di vita rimane sempre molto apprezzato nel mondo, perché la bellezza la conosciamo nel profondo, fa parte della nostra educazione.Credo, inoltre, che la pandemia abbia accelerato un processo che era già in atto… le fiere in qualche modo erano già in crisi sia per l’avvento della crisi economica che per quello della tecnologia. La pandemia ci ha donato, però, la consapevolezza dell’importanza dell’incontro fisico tra le persone, per cui le fiere sono e saranno luoghi di incontro fondamentali: bisognerà attivare dei cambiamenti che non potranno prescindere dall’evitare gli sprechi. In questo momento l’idea che la sessantesima edizione del Salone si trasformi in un grande mercato all’aperto dove poter vedere i prodotti dal vivo realizzando le vere proporzioni e verificandone la comodità, l’ergonomia, la matericità, con costi di allestimento irrisori per le aziende, non mi sembra affatto assurda, anzi.

  • In questa fase di totale incertezza, a lei sono venute altre idee: ha voglia di condividerle con noi?

Viviamo un cambiamento epocale, siamo nel caos e crollano molte certezze che fino a qualche anno fa sembravano inattaccabili, è doveroso da parte nostra provare a immaginare un modo diverso di fare le cose. Per quanto mi riguarda, credo che non sarà più l’offerta a generare la domanda, siamo tutti stufi di consumare troppo e male, torneremo a premiare la qualità reale, a consumare meno, ma meglio. In fondo, questa pausa forzata è servita per riprendere fiato e comprendere che un ridimensionamento è necessario, che occorrono nuovi modi per approcciare le vecchie cose imparando a vederne oltre, premiando l’intuitività più che la razionalità. L’intelligenza, ora, sta nell’avere il coraggio di spostare lo sguardo oltre i vecchi schemi. Magari agendo nel piccolo, ma in maniera molto incisiva.

  • Le aziende con cui collabora o che conosce più da vicino, stanno pensando o investendo su nuove soluzioni per presentare le proprie novità e mantenere vivo il legame con i clienti?

Le aziende che conosciamo più da vicino hanno, in prima battuta, consolidato il rapporto con il cliente fornendogli tutti gli strumenti necessari per svolgere al meglio il suo lavoro anche attraverso contributi digitali studiati per spiegare il prodotto nel dettaglio. Quindi, hanno potenziato gli investimenti negli showroom monomarca. Se anche il 2021 sarà un anno senza fiere di settore, verranno studiate soluzioni ad hoc per presentare i nuovi prodotti fisicamente, ma tutto è ancora in fase di definizione. Rimangono importanti le fiere di settore più piccole, dedicate a mercati nazionali specifici che, secondo me, acquisiranno nuovo valore. La partita nell’immediato, comunque, è affidata alla comunicazione che diventa sempre più importante perché esprime ciò che l’azienda è nel profondo, i suoi valori e la sua anima originale. Una comunicazione costruita con coraggio, visione e verità determina vicinanza e senso di appartenenza.

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