Editorialisti

08 Aprile 2020

Finalmente Uniti! Dalla paura. Basterà?

Vito Sinopoli

Chi ce lo doveva dire? Chi mai avrebbe potuto immaginare, fino a un mese prima del dipanarsi della tragedia coronavirus, che gli italiani tutti si sarebbero risentiti finalmente un popolo, un corpo unico, una comunità coesa di fronte a un avversario comune? Più delle difficoltà di debito e di bilancio, più dell’atavica allergia alle regole e lo sdegno nei confronti dei politici mestieranti, poté la minaccia del contagio e della morte. Quindi, la paura. Che un uomo al pari di una società si trovino a riconoscere solo in simili circostanze la reale e sostanziale uguaglianza tra un ricco e un povero, tra un musulmano o un ebreo o un cristiano, è quasi un oltraggio al buon senso e all’intelligenza dell’umanità. D’altra parte è dell’uomo capire e imparare con l’esperienza, e noi col Covid-19 ci abbiamo sbattuto contro direttamente il muso. Sarà capitato a tutti di leggere o sentire storie di persone sofferenti che attraverso la malattia dichiarano di aver imparato finalmente ad apprezzare la vita, quella vera, vissuta fino all’ultimo respiro. Ebbene, credo che il virus abbia prodotto in molti di noi lo stesso effetto: solo di fronte alla sua reale minaccia stiamo imparando ad apprezzare, veramente, il valore delle cose prima scontate. Il valore dei rapporti interpersonali non mediati da uno schermo: il calore di una stretta di mano e di un abbraccio, il comunicare seduti l’uno accanto all’altro per una cena o un aperitivo o un semplice caffè al bar. Il valore del lavoro, perché molti rischiano di perderlo a causa di un’economia già in difficoltà, e quello della salute nostra e dei nostri cari. Il Covid-19 ci ha catapultato di fronte ai nostri limiti e alle nostre responsabilità, aspetti che i nostri occhi di occidentali pasciuti sono di solito restii a vedere. Quindi, oltre al dolore per le persone morte e i loro familiari, alle fatiche di medici e infermieri che non hanno avuto timore di affrontare questo male oscuro (che ringrazieremo per sempre), dobbiamo prendere coscienza che questa che ci viene offerta è un’opportunità per comprendere una volta per tutte che da soli non si va da nessuna parte. Che l’unità e la solidarietà sono dei moltiplicatori naturali delle risorse e delle capacità di un Paese e di una comunità. E che non fare tesoro di questo insegnamento equivarrebbe a rendere vani il dolore e i sacrifici di queste settimane.

 

Vito Sinopoli

Vito Sinopoli

Nato a: Rho (MI) il 15/03/1964.

In Editoriale Duesse da: sempre.

Esperto in: NIENTE.

Quando non scrive su Business People si occupa di: sto con i miei ragazzi, leggo fumetti, vado al cinema, sento musica e vedo gente.

Cosa gli piace: mia moglie, correre, frequentare mostre e musei, la musica black.

Non ama: i moralisti, i giornalisti tromboni, i reality, i logorroici.

Il film rivisto più volte: IL PADRINO.

L'artista musicale preferito: Stevie Wonder e David Bowie.

Il libro: le lettere di Berlicche (CS Lewis)


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