10 Novembre 2014

Marketing ed emozioni

share Arianna Sorbara Ab - Abitare il bagno

Tagliare, razionalizzare e puntare solo su quello che nel breve porta fatturato e genera flusso di cassa sta facendo dimenticare che si deve sorprendere e appagare il consumatore. Il fatto che siano diventati oggettivamente più poveri o semplicemente più parsimoniosi, non significa che abbiano aspettative minori o che si vogliano accontentare. Anzi, oggi vale proprio l’opposto: la crisi, non solo non ha fermato la voglia di bello, ma ha enfatizzato il concetto di appagamento e soddisfazione negli acquisti. Ecco perché la shopping experience di un punto vendita è, oggi, l’unico motivo di gratificazione per un cliente che altrimenti sceglierebbe di recarsi altrove. A conferma di questo, a pag 30 ci sono alcune case history di insegne che, per conciliare margini e competitività, sono ripartite proprio dal punto vendita per farlo diventare “teaser di desideri” e trasformarlo in un potente strumento di comunicazione attraverso il quale calamitare il cliente. Gli imprenditori coinvolti concordano che il modello vincente di showroom è quello che sarà sempre meno vetrina, e sempre più luogo attraverso il quale costruire relazioni e far vivere esperienze nuove al cliente. Questo perché l’offerta sembra diventare sempre più trasparente, sta perdendo progressivamente la carica attrattiva e, da sola, non stimola più il desiderio di acquisto. C’è bisogno, quindi, che il negozio faccia la sua parte, impari a sedurre e affascinare e completi il tutto con un assortimento selezionato, sartoriale e un servizio di livello. Se si vuole tornare a vendere, avere bei prodotti non basta più. Investire nel marketing del punto vendita col fine di regalare al consumatore un’opportunità, un’emozione o un ricordo particolare, è, invece, la leva più tangibile che ha oggi il retail per crearsi una nuova identità, costruire valore, aumentare gli incassi e fidelizzare.